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14 ottobre 2009

Il senso della Binetti per la laicità

DOCUMENTI Luca Telese, Il Fatto Quotidiano

Il problema è questo. Adesso tutti vorrebbero che Paola Binetti, dopo l’ennesimo sfregio alla laicità commesso sotto le insegne del Pd, e addirittura in suo nome, si dimettesse dal partito levando lei le castagne dal fuoco al leader di turno. Ma se questo non accade il caso Binetti diventa una sorta di drammatico gioco di ruolo che scatena uno strano cortocircuito nelle primarie.

Pensateci anche solo per un attimo: Franceschini dovrebbe assumersi la responsabilità di cacciarla, ma se lo fa davvero, fornisce a uno dei suoi principali alleati, Francesco Rutelli, il casus belli che aspetta da mesi per mettere in pratica la sua sospirata scissione. E’ difficile che il segretario possa permetterlo, ed ecco perché Franceschini spara sulla Binetti sperando che si arrabbi. Il problema così si riversa su Bersani. Certo, se l’ex ministro prendesse una posizione chiara su questo, recupererebbe voti a sinistra, e potrebbe vincere più facilmente le primarie. Ma se lo facesse si esporrebbe anche a quello che considera il suo tallone d’Achille: quello di essere considerato un comunista travestito pronto ad operazioni di purga, e alla cancellazione delle identità di minoranza. Se a cacciare la Binetti è Bersani, diventa un mangiapreti. Se i primi due leader ragionano così, il corollario inevitabile è che alle primarie la candidatura Marino diventi un bene-rifugio. L’unico custode della laicità è lui – finirebbero per pensare molti iscritti – dunque lo voto. Un bel dilemma, in cui l’unico modo per fuggire alla prigionia dei ruoli è un atto di coraggio dei primi due leader del Pd. Riusciranno a trovare la forza?

12 ottobre 2009

Moccia generation

Stamattina, mentre facevo colazione, è entrata in cucina mia moglie e mi ha suggerito di affacciarmi al balcone, senza fornirmi particolari. Mi affaccio e vedo che, proprio in mezzo alla strada, è comparsa un'enorme scritta realizzata a mano da qualcuno nel corso della notte. La scritta, che occupa tutta la carreggiata ad esclusione dello spazio preso dalle auto parcheggiate, recita testualmente: «Questo è dedicato a te.. Speciale come sei... Tanti auguri».

È solo l'ultimo caso di una serie di scritte analoghe, che stanno comparendo in ogni luogo di Roma. C'è una generazione di giovanissimi che, come è sempre stato in ogni epoca, ama esprimersi scrivendo sui muri, sulle panchine, sui tronchi degli alberi e, più di recente, anche sulle strade, seguendo forse lo stile dei madonnari.

01 ottobre 2009

Un embrione congelato di democrazia

Sono giorni difficili, in Italia, per chi ha a cuore il pluralismo dell'informazione. Tutta la televisione non allineata al modello dominante che furoreggia nei principali telegiornali e nella "Terza Camera" di Bruno Vespa (non fare domande scomode, nascondere per quanto possibile i fatti sgraditi alla maggioranza di governo), è sotto attacco da parte del centrodestra e dei vertici della RAI.

Avendo preso alla lettera la missione di servizio pubblico soprattutto nella parte "servizio", quei vertici si sbracciano per servire, ma non il pubblico, bensì il "committente occulto", che poi non è neppure tanto occulto, a ben vedere. Così, si mettono i bastoni tra le ruote ad Annozero, a Che tempo che fa, a Report e persino a Parla con me, il programma quasi notturno della Dandini. Il direttore generale della RAI, Masi, incurante di danneggiare una trasmissione che fa ottimi ascolti e procura introiti pubblicitari come Annozero, chiede l'intervento dell'Autorità garante delle telecomunicazioni a proposito della partecipazione di Travaglio al programma. In altre parole, il controllato chiede al controllore di attivarsi per verificare se c'è qualcosa che non va. Siamo alla farsa. Ed è altrettanto comico pensare che è stata la stessa Agcom a rifiutare l'incontro, avendo conservato forse il suo presidente - Corrado Calabrò - un minimo di senso del ridicolo.