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24 agosto 2012

Atene, manifestazione degli immigrati contro l'orrore della violenza xenofoba

DOCUMENTI Ettore Livini, la Repubblica

ATENE - Nessun fiore. Zero biglietti. E le macchie di sangue già cancellate in tutta fretta dal marciapiede come si fa con tutto ciò di cui si vergogna. Il palcoscenico dell'ultimo atto della tragedia greca è qui ad Anaxagora, a due passi dal mercato vecchio di Atene. In questi 70 metri di asfalto sporco e arroventato dal sole, il vaso di Pandora della crisi ellenica ha scatenato - e poi provato subito a dimenticare - il suo figlio più odioso: il razzismo. "E' successo là, vicino a quell'angolo dove ci sono i sacchetti della pattumiera, ma io non ne so niente", mette le mani avanti Ibrahim, come dice di chiamarsi, seduto di fronte al Coinstar money transfer.
Erano le 4.30 di mattina di domenica 13 agosto. Cinque motociclisti con il volto coperto dal casco sono entrati in questo vicolo accanto a via Piraeus. Pochi minuti prima avevano provato ad aggredire senza successo, dicono i testimoni, un ragazzo marocchino e uno romeno. Qui non hanno sbagliato. Hanno sfoderato i coltelli e hanno colpito - lasciandolo sul terreno di fronte a una piccola moschea clandestina - un ragazzo iracheno di 19 anni (nessuno qui ne sa il nome) morto poche ore dopo in ospedale.

Un caso isolato? Tutt'altro. "Ci sono bande di fascisti che prentendono di amministrare la legge a modo loro", è l'allarme del sindaco di Atene Giorgos Kaminis. Non esagera. "Siamo nel mirino dei neo-nazisti da una parte e della polizia dall'altra" dice Yussuf, portavoce dell'associazione dei lavoratori immigrati in testa all'oceanica manifestazione di protesta convocata nella capitale. E' un'escalation del terrore, in sei mesi abbiamo registrato oltre 500 attacchi contro stranieri in Grecia. In molti - dice il tam-tam - ispirati da Chrysi Avgi, Alba d'oro, la formazione di ultra-destra entrata in Parlamento con il 7% dei voti. "Gli episodi di xenofobia stanno aumentando in maniera drammatica e i colpevoli agiscono indisturbati grazie all'impotenza di governo e polizia", ha messo nero su bianco l'alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite.

Una latitanza che ha le sue spiegazioni: il 50% delle brigate anti-sommossa delle forze l'ordine che pattugliano la capitale ha votato il simbolo (una sorta di svastica) dei nazional socialisti. Mentre il Governo Samaras ha capito che la campagna contro l'immigrazione clandestina, in un paese dove la disoccupazione giovanile è al 54%, paga. "Non possiamo nasconderci dietro un dito. Il problema esiste, Agios Pantaleimonas e tutta la zona attorno a Omonia sono diventate territorio straniero e comanda la microcriminalità", dice Nikos Papanconstantinou, 67enne pensionato di Akarnon che la sera ha paura di uscire da casa. Attraverso l'Evros, il fiume al confine con la Turchia dove transitano i due terzi degli stranieri che entrano clandestinamente in Europa, sono arrivati e si sono stabiliti in Grecia un milione di stranieri ("storie, sono almeno 2,5 milioni", dice Theodoros Koudounas del comitato centrale di Alba d'oro) il 10% della popolazione. Impiegati come manovalanza a basso costo in campagna nei periodo di vacche grasse, mal sopportati oggi che di lavoro non ce n'è più e che il 27% dei greci vive sotto la soglia di povertà. La crisi economica ha infiltrato così la xenofobia nel cuore tollerante e antico della democrazia ellenica, ben oltre il fanatismo dell'ultradestra. "Con così tanti africani in Grecia, le zanzare del Nilo almeno avranno cibo di casa loro", ha twittato da Londra 2012 la 23enne triplista Voula Papachristou, espulsa subito dai giochi per razzismo ma confortata in rete da migliaia di fan che condividevano le sue opinioni.

Samaras ha cavalcato spregiudicatamente la tigre. Nei giorni scorsi la polizia ha rastrellato le strade della capitale a caccia di clandestini nella mediaticissima operazione Xenion Zeus. Fermando 11mila extracomunitari e arrestandone 2mila. "Un rastrellamento condotto con metodi brutali", per Amnesty International. Un atto dovuto per i canali tv dove di immigrazione si parla in dibattiti al calor bianco in cui Vittorio Sgarbi passerebbe per il Mahatma Gandhi. Troppo poco per Alba d'oro. "Bisogna espellere tutti gli irregolari subito. A colpi di duemila in due settimane ci metteremmo 50 anni!", dice Koudounas. La sua soluzione? "Tre treni al giorno da Larissa al confine con la Turchia carichi ognuno di tremila extracomunitari da scaricare oltreconfine". Un déjà vu da brividi. Del resto un suo compagno di partito di Ochalia, in Peloponneso, è già passato dalle parole ai fatti chiedendo "a tutti gli uomini dai 15 ai 70 anni" di riunirsi in Brigate per la sicurezza contro la popolazione rom dell'area.

Il governo, messo alla corda dall'esplosione di incidenti xenofobi e dalla giustizia fai-da-te, alla fine ha battuto un colpo. "Non tollereremo raid di brigate che si nascondono dietro simboli nazionalisti", ha detto ieri attaccando Chrysi Avgi. Suri, 27, arrivata dal Bangla Desh in prima fila alla manifestazione di ieri con il suo sari arancione in Omonia non si fida. "Aspetto i fatti". E anche lei - con lo spettro del razzismo, figlio della crisi, che aleggia sotto il Partenone - questa sera, come il pensionato Nikos, non uscirà di casa.

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