Privacy Policy

Pagine

30 giugno 2012

Il diritto al lavoro non esiste

DOCUMENTI Massimo Fini, Il Fatto Quotidiano

Elsa Fornero ha perfettamente ragione: non esiste alcun diritto al lavoro. Questo tipo di diritti, come quello alla salute o alla felicità, appartengono alle astrazioni della Modernità che nulla hanno a che fare con la vita reale. Sono diritti impossibili perché nessuno, foss'anche Domineddio, può garantirli. Esiste, quando c'è, la salute, non un suo diritto. Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità, non il suo diritto. Così è inutile sancire il diritto al lavoro se in una società il lavoro non c'è. Ciò che in una società moderna possiamo pretendere è un'altra cosa: l'assicurazione, da parte della collettività, di una vita dignitosa anche per chi il lavoro non ce l'ha e non lo può trovare.

29 giugno 2012

Il comportamento morale negli animali

DOCUMENTI Frans de Waal, TED conference


Testo tradotto in italiano da Elena Montrasio e corretto da John Ockey.

Io sono nato a Den Bosch, la città che dà il nome al pittore Hieronymus Bosch, e per questo ho sempre amato questo pittore che visse e operò nel quindicesimo secolo. L'aspetto di lui che interessa in relazione alla moralità è che visse in un periodo in cui l'influenza della religione era in declino e, io credo, si chiedesse cosa sarebbe successo a una società in cui non ci fosse religione, o ce ne fosse meno. Dipinse quindi questo quadro famoso, "Il giardino delle delizie", da alcuni interpretato come l'umanità prima della Caduta, o come l'umanità senza alcuna Caduta. Questo ci fa pensare cosa sarebbe accaduto se non avessimo assaggiato il frutto della conoscenza, e quale tipo di moralità avremmo?

«Hitler? Un protettore dei diritti umani»

DOCUMENTI Paolo Lepri, Corriere della Sera

Molti non sanno la differenza tra democrazia e dittatura
Sondaggio choc nelle scuole tedesche: metà degli studenti non sa chi era il Führer e un terzo pensa fosse un democratico


BERLINO – Klaus Schroeder, il professore di scienze politiche della Freie Universität di Berlino che ha diretto la ricerca è abbastanza sconsolato: «Forse dovremmo aumentare le lezioni di storia contemporanea e diminuire lo studio delle altre epoche». Il problema, infatti, è che la metà degli studenti liceali tedeschi non sa che Hitler era un dittatore, mentre un terzo di loro pensa che abbia protetto i diritti umani. Per quattro ragazzi su dieci i concetti di democrazia e dittatura si equivalgono. «Democrazia o dittatura? E’ la stessa cosa!», è proprio il titolo dell’articolo di uno dei giornali tedeschi che ha dato notizia dei risultati dello studio, realizzato intervistando 7.400 studenti in cinque tra i maggiori Länder del Paese: Baviera, Baden-Württenberg, Nord Renania- Vestfalia, Sassonia-Anhalt e Turingia. Tre all’Ovest e due all’Est.

27 giugno 2012

Regressione e paura per la Tempesta perfetta

DOCUMENTI Loretta Napoleoni, la Repubblica

Dietro il fenomeno della destra c'è il ritorno ai nazionalisti come protezione dal nuovo e dal diverso. Un'involuzione che taglia tutto il Continente. Una miscela esplosiva fatta di anti-elitismo, anti-europeismo, anti-immigrazione. Gli europei hanno metabolizzato la democrazia, ma ciò non toglie che quello che è già successo possa tornare

Il sogno europeo, simbolicamente racchiuso in una monetina chiamata Euro, rischia di disintegrarsi. Il pericolo è che l'Europa Unita 'regredisca' agli stati nazione antecedenti alla caduta del Muro di Berlino: economie isolate dal filo spinato delle restrizioni monetarie; paesi etnicamente vergini e con forti culture endogene. Regredire è un verbo che ben descrive il processo d'involuzione in atto non solo a livello economico ma anche e soprattutto a livello culturale e politico. Si tratta di un fenomeno che taglia trasversalmente tutto il continente e che affonda le sue radici nel grande calderone della globalizzazione.

Ricordare e prevedere. Scimmie quasi come noi

DOCUMENTI Sara Ficocelli, la Repubblica.it

I babbuini sanno distinguere la parola scritta dal borbottìo. Gli scimpanzè ricordano le sequenze numeriche meglio di noi. I bonobo nascondono gli strumenti di lotta come le nazioni gli armamenti. Ogni anno la ricerca fa nuove scoperte sul mondo dei primati. Con un'unica certezza: prima o poi ci raggiungeranno

Gli umani sono esseri superiori. Questo, almeno, è quello che pensiamo. Difficile però fare il pieno di autostima quando scopri che un orango ha più memoria di te. O che i babbuini sanno distinguere tra parole di senso compiuto e  sconclusionate, forse anche meglio di un bambino di 4 o 5 anni.

Le scimmie sanno fare moltiplicazioni e assaporare la gratificazione di un istante più a lungo di noi. Sono capaci di fare progetti, pianificare, organizzare il quotidiano in prospettiva futura. Giocano alla guerra e fanno la pace. Mostrano empatia nei confronti dei consimili e sfruttano i punti deboli dell'altro a proprio vantaggio. Dividono ciò che hanno con gli altri membri del branco. Sono come noi, forse anche meglio. E intelligenti più di quanto pensiamo. Tanto che la scienza di questa intelligenza non smette di stupirsi. Ogni anno, ricorda Josep Call del Max Planck Institute, in Germania, gli studiosi di tutto il mondo conducono ricerche mirate e scoprono nuove capacità, doti inaspettate, sorprendenti punti di contatto con l'essere umano.

24 giugno 2012

The Big Bang Didn't Need God to Start Universe, Researchers Say

DOCUMENTI Mike Wall, Space.com

This graphic shows a timeline of the universe based on the Big Bang theory and inflation models.
Credit: NASA/WMAP

SANTA CLARA, Calif. — Our universe could have popped into existence 13.7 billion years ago without any divine help whatsoever, researchers say.

That may run counter to our instincts, which recoil at the thought of something coming from nothing. But we shouldn't necessarily trust our instincts, for they were honed to help us survive on the African savannah 150,000 years ago, not understand the inner workings of the universe.

Instead, scientists say, we should trust the laws of physics.

23 giugno 2012

Più scienza, meno religione

Viviamo in un mondo paradossale. Usiamo quotidianamente strumenti tecnologici straordinariamente potenti, che hanno messo a nostra disposizione, almeno nei paesi ricchi, mezzi del tutto inconcepibili anche solo cento anni fa. Possiamo parlare istantaneamente e a basso costo con persone che vivono dall'altra parte del mondo; possiamo volare dall'Italia all'Australia in meno di ventiquattr'ore; possiamo riscaldarci senza accendere fuochi negli appartamenti; possiamo ordinare beni e servizi via Internet e riceverli a casa in pochissimo tempo; possiamo svolgere lavori pesantissimi usando mezzi motorizzati, senza più ricorrere alla forza di animali o di schiavi; possiamo mandare telescopi nello spazio per fotografare galassie distanti miliardi di anni luce; possiamo usare la forza dell'atomo per produrre energia.

A fronte di tutta questa potenza, il mondo è percorso da fremiti di irrazionalità che fanno a pugni con le conquiste della scienza e della tecnica, fremiti alimentati da credenze religiose che possono avere, e hanno già avuto, conseguenze devastanti. Come per esempio l'interminabile serie di lutti provocata dalla guerra intestina tra sunniti e sciiti in Iraq o la spirale di attentati e vendette che coinvolge fondamentalisti islamici e cristiani in Nigeria. Uccidersi per cause religiose, a meno che la religione non sia un puro pretesto per lotte di potere, è un fatto a dir poco irrazionale. Non perché non abbia una sua razionalità il voler eliminare chi si considera un nemico mortale, ma perché fragilissime, almeno intellettualmente, sono le basi da cui origina quell'odio.

20 giugno 2012

Quel relativista del papa

Immagine sacra di Umbanda, una religione sincretistica afro-brasiliana.

Nell'udienza generale di stamattina, papa Benedetto XVI ha formulato il seguente auspicio, affinché cessi la spirale di attentati e violenza tra islamici della setta Boko Haram e cristiani, che sta insanguinando da tempo la Nigeria:

15 giugno 2012

Corea del Sud, Darwin espulso dai libri scolastici

DOCUMENTI Marco Tosatti, Vatican Insider (La Stampa)

Nella guerra tra evoluzionisti e creazionisti questi ultimi ottengono di eliminare alcuni esempi specifici

Nella guerra senza fine fra evoluzionisti e creazionisti questi ultimi hanno segnato una vittoria di prima grandezza; anche se non negli Stati Uniti, campo privilegiato dello scontro, ma in Asia. Nella Corea del Sud è stata accettata una petizione per rimuovere dai testi del liceo alcuni elementi e riferimenti di stampo evoluzionista. E’ probabilmente la prima volta che questo accade in un Paese di cultura scientifico-occidentale negli ultimi due secoli, da quando cioè la dottrina evoluzionista si è imposta, spesso in funzione antireligiosa.