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27 agosto 2012

Insulto dunque Navigo

DOCUMENTI Beppe Severgnini, Corriere della Sera

Pierluigi Bersani ha ragione, ma sbaglia aggettivo. Chi approfitta di Internet per insultare gli avversari non è «fascista»: è un maleducato. Immaginate, tuttavia, due leader di partito che, di questi tempi, si danno del maleducato. Qualche anziana maestra capirebbe, ma pochi altri.

«Fascisti!». Nel grido bersaniano contro Grillo & C. c'è molta autobiografia. Quarant'anni fa, quando la chiesa comunista faceva sul serio, il vocabolo era una scomunica. «Fascista!». E qualsiasi discussione - dalle assemblee sindacali ai collettivi studenteschi - si chiudeva lì. La cosa grave è che a quei tempi i (neo)fascisti c'erano davvero, ed erano pericolosi; ma degli aggettivi, mussolinianamente, se ne fregavano.

24 agosto 2012

Atene, manifestazione degli immigrati contro l'orrore della violenza xenofoba

DOCUMENTI Ettore Livini, la Repubblica

ATENE - Nessun fiore. Zero biglietti. E le macchie di sangue già cancellate in tutta fretta dal marciapiede come si fa con tutto ciò di cui si vergogna. Il palcoscenico dell'ultimo atto della tragedia greca è qui ad Anaxagora, a due passi dal mercato vecchio di Atene. In questi 70 metri di asfalto sporco e arroventato dal sole, il vaso di Pandora della crisi ellenica ha scatenato - e poi provato subito a dimenticare - il suo figlio più odioso: il razzismo. "E' successo là, vicino a quell'angolo dove ci sono i sacchetti della pattumiera, ma io non ne so niente", mette le mani avanti Ibrahim, come dice di chiamarsi, seduto di fronte al Coinstar money transfer.

Breivik è sano di mente: condannato a 21 anni

DOCUMENTI redazione, Corriere della Sera

Il killer di Utoya ha sorriso durante la lettura della sentenza. Avrebbe fatto appello se fosse stato dichiarato «schizofrenico»

Per la corte norvegese, Anders Behring Breivik è sano di mente e andrà in carcere per 21 anni. Una pena però, che potrebbe essere prolungata se l'estremista xenofobo non si ravvederà e i giudici lo reputeranno ancora pericoloso. È questa la sentenza che condanna l'autore delle stragi di Oslo e Utoya del 22 luglio 2011, che costarono la vita a 77 innocenti. In tribunale Breivik si è presentato nuovamente vestito di nero , con camicia bianca e cravatta grigia, e appena entrato ha alzato il pugno. Durante la lettura della sentenza, il killer 33enneha sorriso quando il giudice lo ha giudicato sano di mente. Breivik sconterà la pena in isolamento nel penitenziario di massima sicurezza di Ila, alla periferia ovest di Oslo, una struttura modello: alloggerà in una cella spaziosa con attrezzature ginniche e computer.

19 agosto 2012

Pakistan, arrestata per blasfemia una bimba cristiana di 11 anni con la sindrome di Down

DOCUMENTI Carlotta De Leo, Corriere della Sera

Avrebbe bruciato le pagine del Corano. La polizia «costretta» a fermarla dopo le proteste degli estremisti islamici

L'hanno accusata di aver bruciato alcune pagine del Noorani Qaida, manuale per imparare a leggere il Corano. E così, con l'accusa di blasfemia, una bambina cristiana pakistana di undici anni con la sindrome di Down è stata arrestata venerdì vicino nel villaggio di a Mehrabadi, alle porte della capitale Islamabad. La polizia ha confermato la vicenda precisando che la piccola è stata trasferita in un riformatorio in attesa delle decisioni del giudice. Se dovesse essere ritenuta colpevole rischierebbe anche l'ergastolo o la pena di morte come prevede la discussa legge sulla blasfemia vigente in Pakistan.

15 agosto 2012

Un politico antisemita ungherese ha scoperto di essere ebreo

DOCUMENTI redazione, Il Post

Si chiama Csanad Szegedi, è un europarlamentare: ha dovuto restituire la tessera del partito

Fino a poco tempo fa Csanad Szegedi era il politico più in vista del partito ungherese di estrema destra Jobbik. Era famoso soprattutto per i suoi commenti antisemiti, in cui accusava gli ebrei di «comprarsi il paese», occupare le posizioni politiche più importanti e dissacrare i simboli nazionali ungheresi. La sua carriera politica ha subito però una grave battuta d’arresto il mese scorso, quando ha ammesso pubblicamente di avere origini ebraiche.

10 agosto 2012

Milano è la capitale dei single Più otto per cento in due anni

DOCUMENTI Alessia Gallione, la Repubblica

I dati sulle residenze: nel 51 per cento delle famiglie una sola persona. Le coppie sposate oggi sono soltanto il 30 per cento dei nuclei mentre le convivenze sono in costante ascesa

È sempre più la capitale dei single, Milano. Una crescita ormai inarrestabile, con chi dichiara all’Anagrafe di vivere da solo che, anno dopo anno, guadagna posizioni e valori percentuali. A fine 2009 i single erano 340mila, il 49% delle famiglie; a dicembre 2011 erano già saliti a 368mila, il 51% dei nuclei residenti in città. La maggioranza. Un balzo in avanti di oltre l’8% in due anni. Che assume la consistenza del fenomeno sociale in rapidissima crescita se si torna indietro nel tempo e si interrogano gli archivi di via Larga del 2001: da allora, in appena dieci anni, da quando i cognomi solitari sui campanelli dei condomini erano 276mila, la crescita è stata di oltre il 30%.

09 agosto 2012

Contro Darwin ora c’è un disegno intelligente

DOCUMENTI Franca Porciani, Corriere della Sera

Crescono i finanziamenti ai pochissimi scienziati impegnati a dimostrare che l’evoluzione è un’ipotesi come un’altra

E il settimo giorno, si riposò. Seimila anni fa, in sei giorni, Dio creò il mondo, uomo compreso; poi si prese 24 ore di riposo. Così recita la tradizione biblica della cultura giudaico-cristiana. Ma nessuno (o quasi) in Europa pensa che l’uomo sia nato da un pugno di creta e la donna da una costola di Adamo, ovvero che la Genesi sia da prendere alla lettera, rappresentazione allegorica di una realtà storica. Eppure negli Stati Uniti l’ultimo sondaggio Gallup del giugno scorso rivela che il 46% degli americani crede nella creazione come origine del mondo, percentuale di poco mutata rispetto agli anni Ottanta, nonostante i progressi scientifici.

04 agosto 2012

Più di così non si può produrre

DOCUMENTI Massimo Fini, Il Fatto Quotidiano

La finanza non è la causa della crisi che sta travolgendo il mondo occidentale, ne è solo l’aspetto più evidente contro cui è comodo e facile scagliarsi per evitare di dirsi la verità. Perché la crisi autentica è quella della cosiddetta ‘economia reale’, cioè di un modello di sviluppo basato sul meccanismo produzione-consumo (oggi addirittura ribaltatosi in un ‘consumare per produrre’) e sull’illusione delle crescite esponenziali che, come ho detto altre volte, esistono in matematica ma non in natura. La locomotiva chiamata Rivoluzione Industriale, partita dall’Inghilterra a metà del Settecento, ha percorso a velocità sempre crescente, che con la maturazione della globalizzazione (che mosse i suoi primi passi proprio allora, essendo i due fenomeni strettamente collegati) è diventata folle, due secoli e mezzo, ma ora è arrivata al suo limite. Non si può più crescere. Non si può produrre di più di quanto abbiamo già prodotto. Prendiamo, a mo’ di esempio, l’automobile. A chi si può vendere oggi un’automobile? A dei mercati marginali. Certo la si può vendere anche in India e in Cina, ma con una crescita a due cifre anche questi Paesi (che nel frattempo stanno saturando definitivamente i nostri mercati) arriveranno presto ai limiti cui siamo giunti noi. Certo si possono inventare ancora nuove tecnologie e loro applicazioni soprattutto nel campo del virtuale, ma dopo il computer, il cellulare, Internet, l’iPhone, l’iPad che altro ancora? Come c’è una bolla immobiliare c’è, su scala planetaria, una superbolla produttiva.

01 agosto 2012

Aiuto, sono finite le note

DOCUMENTI Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano


Ricerca sulla (solita) musica pop

I soliti accordi”. Lo cantava Enzo Jannacci, 18 anni fa a Sanremo con Paolo Rossi. E lo dice adesso un – non troppo rivoluzionario – manipolo di studiosi spagnoli, capitanati da Joan Serra. Per mesi hanno vivisezionato l’archivio smisurato di Million Song Dataset, database consultabile da chiunque in Rete. Cinquecentomila canzoni uscite tra il 1955 e il 2010. Duecentottanta gigabyte di file audio, appartenenti a circa 45mila artisti diversi. I parametri di paragone sono stati tono, timbro, intensità. La sentenza, pubblicata ora su Nature Scientific Reports, è spietata: il pop occidentale è ormai imploso su se stesso. La musica popolare non ha più idee, come già pareva suggerire la moda della cover. “Il discorso musicale si è omogeneizzato, è un po’ tutto uguale – ha detto Serra – Gli indicatori numerici della diversità di transizione fra le combinazioni delle note sono costantemente diminuiti negli ultimi 50 anni”.